lunedì, 24 novembre 2008
I cavilli degli avvocati

E' luogo comune fin esausto dire che gli avvocati sono cavillosi.
Che vuol dire "cavillo"?
Il Devoto - Oli così lo definisce: "Argomento o ragionamento sottile e capzioso, sostenuto in malafede per alterare la verità a proprio vantaggio; pretesto, arzigogolo".
In definitiva, il "cavillo" altro non sarebbe se non uno dei tanti elementi del vasto insieme degli argomenti scorretti.
E' pur vero, però, che molti ragionamenti giuridici appaiono formalmente corretti e la loro negazione muove, usualmente, o da una negazione dei termini del problema o dal voler attribuire alle premesse una portata diversa da quella lecita nel contesto.
Esempio: Tizio e Caio, l'uno all'insaputa dell'altro, versano nel bicchiere di Sempronio una dose del medesimo tipo di veleno (supponiamo, cianuro) e che ogni dose sia sufficente ad accoppare un uomo. Sempronio ingolla il beverone e muore. I manualazzi risolvono il caso notando che Tizio e Caio potranno essere certamente incriminati e condannati per tentato omicidio, ma non per omicidio consumato, dacché non è possibile stabilire quale delle due dosi abbia determinato causalmente la morte del povero Sempronio.
Ma come tentato omicidio se c'é il morto?
Beh, sì, perché
a) il fatto che sia in Tizio che in Caio la volontà omicida fosse altissima non giustifica la condanna per omicidio consumato (semplificando, non si può venir condannati per le intenzioni, salvo casi particolari)
b) perché si possa parlare di omicidio consumato deve esistere un nesso causale (alla Stuart Mill, per capirsi) tra azione e evento (art.40 c.p.).
c) non essendo possibile stabilire se ci sia nesso causale tra azione ed evento e valendo la regola in dubio pro reo, si dovrà equiparare l'incertezza sul nesso causale ad una certezza sull'inesistenza del nesso causale.
La cosa diventa più chiara se si pensa ad un caso un po' diverso.
Tizio e Caio sparano quasi nello stesso momento a Sempronio. Si riesce a stabilire, tuttavia, che Caio ha sparato un secondo prima di Tizio e che il colpo di Caio è stata da solo certamente mortale. Caio risponde di omicidio, Tizio di tentato.
Ovviamente, questa seconda soluzione è resa possibile dal fatto che èpstato possibile determinare quale dei due colpi è stato causa dell'evento.
Tuttavia, credo che più d'uno insorgerà sostenendo che si tratta di cavilli.
"Voleva uccidere Tizio e Tizio è morto, tanto basta". Coerentemente, costui dovrebbe anche ammettere, allora, che se taluno desidera intensamente la morte di una persona e costei muore di un malattia, comunque la morte è ascrivibile a resposanbilità del desiderante. Ma poiché, suppongo, costui non ammetterebbe questa implicazione, dovrebbe pure rivedere il suo assunto iniziale.
"Non si può mica andare in giro a mettere cianuro nei bicchieri altrui, no?" Vero, ma questa azione è di per sé punita come tentativo, non come reato cponsumato, se non si dimostra il nesso causale.
Eh, cavilli. Domanda. Perché non è un cavillo, ma una legittima questione tecnica la seguente questione: E' vero che le automobili con motore diesel sono fatte per viaggiare, ma questa automobile non viaggia perché invece che gasolio hai messo benzina, grippando tutto. Strutturalmente, il problema è simile: si tratta di riconoscere e qualificare le cose. Un tentato omicidio è una faccenda diversa da un omicidio consumato (pur avendo molte cose in comune) e un motore diesel è una faccenda diversa da un motore a scoppio, pur avendo molte cose in comune (sono entrambi motori a combustione interna, e.g.).
Ma, di nuovo, il primo è uno schifoso cavillo, la seconda una ovvia considerazione tecnica.
Ora, può darsi che pure mi sbagli, ma non mi sembra che la soluzione del primo sorprendente caso del doppio tentativo col morto sia logicamente scorretta.
Capita spesso che analizzando le cose un po' più a fondo si ottengano dei risultati sorprendenti e controintuitivi: dal fatto che la terra sia tonda  (assunzione questa fondamentale ad esempio per la navigazione) al fatto che la radice quadrata di un numero negativo dia un risultato, (assunzione questa che fa funzionare, tra le altre i computers)  fra le cose controintuitive ci sguazziamo ogni giorno. E non ce ne scandalizziamo.
Però... però se parliamo di diritto, no, non si ammette che i risultati possano essere controintuitivi o, quantomeno, non così ovvi.
Le leggi debbono essere scritte in modo chiaro, si dice. Già, ma pare che nessuno consideri che una legge scritta in modo molto chiaro, il codice di procedurea civile, è semplicemente incomprensibile a chi non abbia studiato un po' di diritto processuale.
E che qualsiasi testo, quando ci sfrucugli dentro per bene diventa necessariamente ambiguo (come sanno i logici, che, infatti, hanno cercato diinventarsi dei simboli per sfuggire alle inevitabili ambiguità del linguaggio).
Perché, insomma, si ammette di non capire nulla, ad esempio, di caldaie (ed anzi, quasi quasi ce ne si vanta) e, invece, allorché si parla di diritto, tutti, senza aver studiato nulla, dovrebbero essere dei perfetti interpreti della legge (operazione questa ovviamente facilissima per chiunque) e tutto sarebbe facile e luminoso se non ci si mettessero di mezzo gli avvocati e i giuristi (tanto, sono boese cristen, dicevano i contadini tedeschi nel '500)?
Mah.

Aggiornamento.
Oggi sento Prima pagina sui Rai3, mentre sono in macchina.
Un ascoltatore pone la seguente ragionevolissima domanda "Perché la Cassa Integrazione non ce l'hanno tutti'"
La risposta è relativamente semplice: siccome la CIG costa, la CIG viene finanziata con un contributo previdenziale. I contributi previdenziali fanno crescere il costo del lavoro. Per alcuni settori (p.es. il commercio minore, diciamo fino a 50 dipendenti, anche se fino a 200 c'é comunque una strana zona grigia, ovvero per l'artigianato) ovvero per alcune categorie di lavoratori (p.es. gli apprendisti) si ritiene che mantenere il costo del lavoro basso sia preferibile a offrire certe tutele sociali e ciò per favorire un certo tipo di imprese che, diversamente, si teme che non riuscirebbero ad andare avanti con conseguente detrimento dell'occupazione tutta.
Risposta data dal conduttore: Serve una ampia riforma degli ammortizzatori sociali non dimenticando che la CIG è servita pure a togliere le castagne dal fuoco a certe grandi imprese (il riferimento a Fiat è fin palese).
Ora, se lo spirito del "cavillo" è quello di interrogarsi seriamente su come funzionano certi meccanismi, sarò pure arrogante, presuntuoso e quant'altro, ma .... evviva il cavillo! e dannazione a chi fa un frullato di istanze ed emotività inutili.


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lunedì, 17 novembre 2008
La rivoluzione del buon senso.

Rullino i tamburi, squillino le trombe, esulti il popolo tutto !!!!!
Il giorno 11 novembre 2008 le Sezioni Unite di Nostra Cassazione sotto la guida serena ma decisa di San Roberto Preden e dei suoi compagni (Carbone, Vittoria, Vidiri, Felicetti, Segreto, Rordorf, Forte e Amatucci) hanno finalmente messo un punto fermo sulla questione del danno esistenziale.
La notizia corre sulle ali del vento per tutto il reame e, mentre Cendon piange (suppongo) lacrime amare e considera quanto fuggevol sia l'infedel fama e l'umana  e soprattutto giuridica gloria, altri gioiscono e delle savie parole della sentenza traggono gran diletto.
Altri meglio di me canteranno le lodi di Cass. SU 24.3/11.11.2008 n.26972: io qui voglio solo riportare un obiter dictum la cui fulgente bellezza copre financo alcuni punti un po' deboli della sentenza.
Oremus: "Il filtro della gravità della lesione e della serietà del danno attua il bilanciamento tra il principio di solidarietà verso la vittima, e quello di tolleranza, con la conseguenza che il risarcimento del danno non patrimoniale è dovuto solo nel caso in cui sia superato il livello di tollerabilità ed il pregiudizio non sia futile. Pregiudizi connotati da futilità ogni persona inserita nel complesso contesto sociale li deve accettare in virtù del dovere di tolleranza che la convivenza impone (art.2 Cost.)".
Il DOVERE DI TOLLERANZA:  nessuna parola poteva, oggi, essere più dolce di questa!!!

postato da: etienne64 alle ore 12:51 | Permalink | commenti (13)
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venerdì, 07 novembre 2008
Ex  facto oritur jus ovvero la legge va applicata "a prescindere" (dalla fattispecie)*.

Causa in cui si discute se il ricorrente abbia contratto una lombosciatalgia (mal di schiena, insomma) in ragione dei frequenti piegamenti imposti dalla sua attività di "mulettista" e cioé conduttore di carrello elevatore detto "muletto".
La perfida azienda sostiene che è vero che talora (spesso? boh) il lavoratore doveva spostare a mano merce da un bancale ad uno scaffale, ma che questo lavoro non comportava significative flessioni del tronco perché, grazie al muletto, poteva tenere la merce sempre a livello dello scaffale e così limitarsi a movimenti orizzontali anziché flessori.
Il lavoratore, invece, sostiene il contrario.
Arriva il primo testimone, collega del ricorrente e anch'egli carrellista. Conferma che la merce può essere tenuta a livello dello scaffale.
Domanda del giudice: "Ma quindi esiste un apposito congegno che consente la regolazione delle merce in altezza?"
Il teste si blocca e si innervosisce "Beh, dice, con le forche no?"
"Quali forche, scusi?" "Ehh, le forche del muletto". "Cioé un congegno apposito, se ho capito bene...." "un congegno.... do tochi de fero, bei grosi, quel si, che i va -riprende l'italiano- su e giù".
Mi guardo con la collega avversaria che, per quanto seccata da come stia andando la testimonianza, sta facendo sforzi sovrumani per non ridere.
"Giudice" dice la collega "il muletto è chiamato anche carrello elevatore...."
"Questo lo so, avvocato" replica il giudice stizzito "ma io devo capire se esista un congegno che regoli l'altezza della merce o meno."
La collega si guarda la punta delle scarpe.
Io bofonchio un "Del caso, facciamo una CTU", ma non pare, per fortuna, che l'ironia venga colta.
Sentiamo altri due carrellisti che confermano le straordinarie virtù dei muletti, ma non sanno indicare quale sia il meraviglioso congegno che permetta la regolazione in altezza della merce, salvo le agricole "forche".
La testimonianza è andata veramente male alla collega e mi corre l'obbligo di offrire il caffè.
Come due carbonari discutiamo se sia meglio allegare al fasciolo un muletto della Mattel, chiedere un sopralluogo in azienda o far portare un muletto davanti al Tribunale per la prossima udienza.
Non abbiamo ancora sciolto la riserva.
Nessuno ha il coraggio, però, di immaginare come verrà decisa la causa.

* Il titolo è stato cambiato grazie ad un meraviglioso suggerimento de "L'imprenditore".


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categoria:varie, riflessioni, avvocato