venerdì, 18 luglio 2008
Inaudito!


Oggi dovevo pagare un bollettino postale e così ho fatto un salto alla posta qui vicino.
C'è un bel po' di gente: prendo il mio numeretto, tiro fuori un libro e mi metto a leggere.
Ci sono tre sportelli aperti: uno solo per la corrispondenza, uno occupato da due genitori che stanno facendo un libretto postale alla loro figliuola e un terzo che prende i conti correnti.
Siccome la faccenda del libretto va un po' per le lunghe, la fila si ingrossa.
Inizia a serpeggire un po' di malumore, aiutato anche dal sistema assolutamente astruso con cui vengono chiamati i numeri e dalla improvvisa (ma breve) assenza della impiegata addetta all'unico sportello non bloccato da libretti, raccomandate e cose del genere.
Ad un certo punto, un signore di una certa età si mette a concionare a voce ben alta "E' che 'sti qua non sanno lavorare, li si dovrebbero mandare tutti a casa, insomma, voglio vedere io se qua arrivasse il privato" accompagnando le declamazioni ad espressive agitazioni sulla seggiola dove è assiso e sospriri degni dei nitriti del cavallo di Murat prima della celebre carica a Jena.
Qualcuno cerca di calmare le acque osservando che non è colpa degli impiegati se certe operazioni lunghe come aprire un libretto non le fanno in ufficio anziché al bancone: ma, per il noto effetto dell'acqua che, se gettata su un corpo troppo incandescente, adirittura alimenta la fiamma, l'animoso vecchietto si infervora ancor di più e stabilisce che il core business di Poste Italiane è solo "vendere francobolli e prendere conti correnti".
Intanto, un giovanotto accompagnato dalla moglie è fermo allo sportello della corrispondenza ché deve ritirare un atto giudiziario (la busta verde supera ogni barriera di privacy) e sta stancamente aspettando che l'impiegata trovi il suo plico.
Il vecchietto continua a concionare, anzi quasi a gridare, e si ode un mormorio di crescente approvazione "Eh sì, insomma, il direttore dovrebbe prendere provvedimenti, i privati, i pubblici, Berlusconi, Prodi, bla bla bla"
Ad un certo punto il giovanotto esclama "E bon, stanno lavorando e fanno quel che possono, no?"
Gelo.
Per un secondo.
Poi la folla parte all'attacco.
"Ma come si permette, noi dobbiamo andare a lavorare!"
"Se lei non ha niente da fare non rompa le palle a chi ha da fare"
"Ma lei con chi sta?"
Infine, la più bella:
"Lei è solo un poveretto che siccome nessuno la ascolta si parla addosso".
Ora.
Che far la fila in posta sia seccante, è vero.
Che le impiegate allo sportello non dessero l'impressione di preoccuparsi molto di quanta gente ci fosse in attesa, pure.
Ma quel che mi ha più stupito è l'ira feroce scatenata da un richiamo ad un po' di tolleranza.
Si può dire e fare tutto (bestemmiare, cagare in piazza, dire le più mostruose cazzate) e va bene: ma non si può dire "Porta pazienza".
Criticare, "esprimere la propria rabbia e/o indignazione" è cosa da persone bennate e sagge: portar pazienza, invece, no. 
Dire "porta pazienza" è inaudito, anzi "inaudibile": appartiene ormai alle No-words come "nigger" è una No-word per gli anglosassoni. Non la devi pronunciare, punto e basta.
E' un'offesa. E un'offesa a cosa? All'imperativo kantiano del "estote incazzati"?
E, infine, a chi giova avere una folla sempre rabbiosa e mugugnante?
Mi piacerebbe dire "a nessuno" perché almeno, mi consolerei con qualificare il tutto come "stupidità".
Ma non ne sono tanto sicuro.







postato da: etienne64 alle ore 13:05 | Permalink | commenti (19)
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