giovedì, 20 dicembre 2007
Mobbing

Lo odio.
Odio i mobbati.
Odio i mobbizzatori.
I primi sono anche delle vittime, ma prima di tutto sono dei rompiballe. Hanno scritto fiumi su 'sto mobbing, ma non c'é uno che abbia risposto alla domanda cruciale: perché qualcuno viene mobbizzato? La risposta canonica è "per buttalo fuori" (dal gruppo, dalla azienda). Ma è una falsa risposta perché non spiega perché si è deciso di far secco Caio anziché Tizio.
Il mobbizzato è un rompiballe, questa è la verità. E' quello che sa tutto. E' quello che conosce (o suppone di conoscere) a menadito le circolari e non si fa alcuno scrupolo di far notare ai colleghi ed ai superiori che normalmente tiene in gran dispetto (poiché infinitamente più stupidi di lui) che il Ministero, con nota del 23 marzo 1932, aveva già disciplinato il caso. Tanto rompe le balle che gli altri gli si rivoltano contro. E lo distruggono. E alla fine ti ritrovi con una persona annientata in cui guizzano solo alcuni bagliori dell'antica presunzione.
E allora prendi carta e penna (tastiera) e ti metti a scrivere. E scrivi che il 30 febbraio del 1992 è successo quello, che con provvedimento del agosto 1994 è stata demansionato e via cantando sino alla perizia che intanto hai fatto fare al mobbizzato. E ogni volta, ti accorgi che ci potrebbe essere un particolare da segnalare, da commentare, da illustrare. Ma il mio mestiere è un altro. Il mio mestiere è trovare il bandolo di una matassa, riordinare il tutto e presentarlo al giudice quasi fosse una dimostrazione matematica. Qua no, hanno ragione i dottrinari, è una "rete" di fatti; è un fare pettegolezzo induttivo, nella speranza che il giudice segua l'idea ricostruttiva di una pressione teleologicamente orientata. Roba da rivista femminile, non da giuristi.
Poi vai alla DPL e incontri il mobbizzatore: persona di una certa età che ti guarda di storto. Parla con voce roca, di solito. E' chiaro che vorrebbe farmmi un provvedimento disciplinare per aver osato sostenere che i suoi provvedimenti sono, oltre che illegittimi, dimostrazioni di illogicità allo stato brado.
Non si capacita che il suo potere, che suppone essere maggiore di quello di Dio, si arresti di fronte al fatto che io non sono un suo dipendente. Fugge nelle ipotesi consolatorie. "Se lei fosse un mio dipendente...." "Mi sarei fatto la casa con il risarcimento che ti avrei spillato, deficente" penso.
Non si concilia, mai. L'avvocato della Amministrazione continua a ripetere che risponderò (io, personalmente) della gravità di quel che ho scritto.
Si, va bene, hai qualche argomento? No, of course. E dire che contro un mobbizzato ci sono tonnellate di cose da dire....
Il cliente mobbizzato si incazza se maschio o si mette a piangere se femmina. Non ho la più pallida idea di cosa dire a una donna (mi acccorgo che è una donna e non un cliente) che piange per la tensione dello scontro. Suppongo che dovrei consolarla, ma io faccio l'avvocato, non il confessore. La tensione te la tieni dentro e stai zitto. Sempre.
Non mi fregano più. Il prossimo mobbizzato lo mando da un collega.


postato da: etienne64 alle ore 13:15 | Permalink | commenti (18)
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