mercoledì, 20 dicembre 2006
L'evasione fiscale nel suo aspetto pratico

Oggi dovevo andare fuori per un'udienza fissata alle 09.00.
Arrivo con il mio bel trenino e, essendo le 08.50 e non conoscendo molto bene quella città, decido di prendere un taxi, cosa che normalmente aborro.
"Mi può portare in Tribunale?" "Ah si, la xe una avocato alora lei?" "Si, fazzo 'sto mestier.... cossa la vol... ""Eh meio gaverli per amici i avocati che per nemici...." "Come i dotori...." Fin qua, il discorso segue le scansioni solite ed arcisolite di un tizio che vuole attaccare bottone con un avvocato.
Ad un rosso, il tassista mi fa "Ma la ga bisogno de una ricevuda?" "Eh, se la me la fasessi, la me usaria una cortesia" (lo snobismo di usare forme dialettali arcaiche è insopprimibile).
Il tassista, così, si mette a compilare la ricevuta bofonchiando qualcosa del tipo "eh cussì la se bevi un cafè... -incomprensibile- zinque (ma non eravano solo noi, tra tutti veneti, a usare la z aspra?) sette..." Non capisco bene, ma intanto vedo che scrive € 7 e così tiro fuori 7 euro dal portafoglio.
"Ma no, avocato, la corsa xe 5 (zinque con z più sibiliante di quella di Zorro) euri, ma ghe scrivo 7 cussì la se scariga de più.... cossa vol darli, a Prodi?"
Come saetta che squarcia il tempestoso aere dai nembi corruscato, in pochi istanti mi si dipana nella mente una incompleta lista degli illeciti contenuti in quel apparentemente innocuo foglietto di carta: frode fiscale, uso di documentazione infedele, deduzione non spettante.... per fortuna non faccio fiscale e così non riesco a immaginare l'altra valangata di cose che sicuramente non vanno.
"Ma no, la se tegni pur i 7 euri, visto la ga scrito cussì.... "
Intanto, siamo arrivati in Tribunale. Cerco di svignarmela ma il tassista mi blocca: "Eh no avocato, almanco femo a metà: la tegni un euro" e mi caccia una moneta in mano.
Vabbé, non ho né tempo, né voglia di discutere.
Saluto e corro a fare udienza.
Finita l'udienza il collega avversario, molto gentilmente, mi riaccompagna in stazione con la sua automobile.
Arrivo in biglietteria, tiro fuori il portafoglio per pagarmi il biglietto, chiedo la fattura e come tiro fuori la carta di credito (grazie, Bersani) mi trovo in mano la ricevuta del tassinaro.
La guardo e la butto nel cestino.
7 euro di spese che non dedurrò dalle mie spese.




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giovedì, 07 dicembre 2006
Bersani 1, Avvocatura O (e palla al centro...)

Peperepé, peperepè, la Corte di Giustizia Ué (l'accento non c'é, ma per ragioni di rima l'ho aggiunto) ha locuto.

Il giorno 5 del mese di dicembre dell'anno di nostra salute 2006 ha diciuto, sancito e proclamato  che:
a) Non è in linea di principio vietato emanare tariffari per le prestazioni legali che contemplino anche un minimo tendenzialmente (ocio al tendenzialmente) inderogabile purché la tariffa valga anche per coloro che possono operare legalmente nel settore pur nonappartenendo alle professioni protette;
b) E' dammale ed europally uncorrect (e vai di neologismi in una lingua che non è neppure la mia) vietare in assoluto la possibilità di derogare al minimo tariffario, salvo non si accerti che il divieto garantisca una adeguata tutela dei consumatori e un buon andamento della giustizia.
E' la solita sentenza della Corte di Giustizia che si risolve in un ibis, redibis, non. Eh, il fascino della Sibilla cumana. Chi si lagna dei nostri giudici sia dannato (salvo noi avvocati italiani che li frequentiamo tutti i giorni... )
Proviamo a tirare le somme: il tariffario è possibile (come nel Bersani seconda e definitiva versione) e non costituisce una immonda violazione della libertà di concorrenza. Il minimo garantito puzza assai, ma potrebbe essere giustificato, dice la Corte un po' obtorto collo, in mercati come quello italiano, caratterizzati da una altissima concorrenza tra avvocati, dove si potrebbe assistere ad una corsa "al ribasso con rischio di peggioramento della qualità dei servizi forniti" (cito testualmente).

Stringi stringi, mi pare che la decisione conferma la correttezza rispetto agli obblighi di libertà di concorrenza e libertà di circolazione dell'attuale assetto (e cioé alle solite direttive europee): il tariffario esiste e può esistere, ma deve essere consentito la possibilità di derogare al minimo. Proprio quello che sostanzialmente dice il decreto Bersani (come convertito).
Mi fa piacere che il tariffario debba, secondo la Corte di Giustizia, diventare il parametro per tutti: la solita società di recupero crediti non potrà mettersi a farmi concorrenza sul prezzo.
Rimane il problema di quando sia possibile derogare al tariffario e, forse, la novella del Bersani dovrà essere rivista in modo un po' restrittivo.
Ma il punto essenziale (anche se diranno il contrario) è che la Corte UE indica il minimo garantito come qualcosa di sospetto, qualcosa che richiede una giustificazione forte per essere introdotta. E non basterà riempirsi la bocca con "il rilievo costituzionale degli interessi in gioco" o altre formulette vuote.
Cari miei, le modifiche introdotte da Bersani ormai non le cambia più nessuno.

Ultimo appunto: l'iter argomentativo lascia perplessi (W l'eufemismo): mescolano e frullano insieme dati econometrici, valutazioni politiche, esegesi testuale (poca e mal fatta) e fanno un dispositivo che dice tutto e niente. Bella roba.

Per chi volesse leggersi la sentenza per esteso (per gli amanti dell'horror argomentativo) può ravanare sul sito delle sentenze della Corte di Giustizia UE curia.europa.eu/it/
postato da: etienne64 alle ore 15:47 | Permalink | commenti (8)
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