sabato, 23 settembre 2006
L'aumento
Giorgio è un fotografo.
Un giorno Giorgio si accorge che il lavoro è aumentato veramente troppo e non riesce a star dietro a tutto.
Decide così di assumere qualcuno che gli dia una mano con l'amministrazione, gli adempimenti, insomma, con tutte le cose che bisogna fare oltre a fotografare.
Trova una ragazza che ha appena perso il posto: lavorava da un'altro fotografo che ha chiuso.
Giorgio è un po' perplesso, non sa se riuscirà a pagare uno stipendio a 'sta ragazza. Decidono così che faccia qualche ora in nero.
Lui non è molto convinto del nero, ma la ragazza sì, vuole tenersi libera se mai trova qualcosa di meglio.
La ragazza è brava, volenterosa e alcune cose che ha visto presso il suo precedente datore di lavoro permettono di migliorare qualcosa nella organizzazione, non esattamente teutonica, del lavoro di Giorgio.
Un giorno la ragazza gli dice che ha trovato un altro posto: un po' a malincuore, Giorgio le consiglia di accettare dicendole: "Credo che per te sia meglio"
Ma Rosanna, la ragazza, non supera la prova: è anche brava, ma ha un carattere un po' difficile.
Torna a lavorare un po' per Giorgio, poi trova un altro lavoro ma, anche qui, non supera la prova.
Torna di nuovo da Giorgio e finalmente viene assunta regolarmente.
Giorgio, però, pone delle condizioni abbastanza  precise: le offre un part time abbastanza sostazioso, ma non un full time perché non è in grado di assicurare di poterle pagare uno stipendio pieno ogni mese.
Rosanna accetta. Per un annetto buono le cose vanno bene anche perché quando Giorgio riesce a piazzare qualcosa in nero le dà circa metà di quello che becca senza tante carte. Tra una cosa e l'altra a Rosanna arriva una paga che è superiore a quella sindacale per un full time.
Giorgio è soddisfatto di sé. Si dice: "Bhé, non potrà dire che la pago male, alla fine, pigliandomi qualche rischio fiscale le dò una paga oraria abbastanza altina". E incomincia anche a fantasticare che quella ragazza potrebbe anche crescere, non limitarsi a fare l'impiegatina. Così incomincia anche a spiegarle come si fotografa, i primi trucchi del mestiere, se la porta dietro ai matrimoni perché impari, anche se il negozio rimane scoperto .
E Giorgio si fa un punto d'onore a cercare di essere conciliante. "senti, dovrei andare dal dentista..." "Ma si vai, se dopo non stai bene rimani pure a casa" "Senti, posso uscire un paio d'ore prima?" "Si tranquilla, segna l'orario solito" e così via. Giorgio teme qualche volta di essere paternalistico, ma pensa di evitare di cadere in questa trappola.
Un giorno, però, Rosanna gli dice che ha avuto delle offerte molto interessanti e che è disposta a rimanere con lui solo se le aumenta del 30% la paga. Secco secco, senza tanti complimenti. Lei ha diritto ad una paga decorosa. "Ma" dice Giorgio "quella che prendi è già superiore a quella sindacale..." "Dall'altra parte mi pagherebbero ancora di più". Ovviamente, Giorgio non può verificare se questo sia vero o se sia una balla.
Giorgio fa due conti e le dice: "Senti, adesso potrei anche riuscire a sostenere una paga come quella che chiedi tu, ma non posso garantire che il fatturato di questi due anni permanga costante....."
Giorgio è anche spaventato: se l'impiegata lo molla in quel momento per lui sono dolori: trovane un'altra, addestrala, che si impratichisca un po' passano sei mesi in cui la bottega rischia di essere una baraonda.
Alla fine Giorgio però accetta.
Ma qualcosa è cambiato. Smette di spiegare a Rosanna l'arte del fotografare.
Non le dà più una parte del nero.
E un giorno me lo trovo in studio: "Avvocato, vorrei tutelarmi dalla dipendente.... non mi fido più"
A voi l'ardua sentenza: uno stronzetto paternalistico e megalomane, oppure un poveraccio troppo buono?
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sabato, 16 settembre 2006
Morto che parla

Se andate su www.comuni.it (molti enti publici hanno un servizio simile) troverete una utile routine che vi permette di generare automaticamente molte autocertificazioni e financo dichiarazioni di notorietà.
Una, in particolare, è particolarmente meritoria di attenzione. L'ho compilata, senza punto mentire, più o meno. Di seguito, l'importante certificato (almeno per me e alla faccia di chi mi vuole male):


Dichiarazione sostitutiva della
CERTIFICAZIONE DI ESISTENZA IN VITA

(D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445)




Il Sottoscritto Pinco Pallino
nato a Vattelapesca (Vt) il 31/2/1900,
residente a Piripillo (Pl) in Via le mani dal mio portafoglio3

consapevole che chiunque rilascia dichiarazioni mendaci è punito ai sensi del codice penale e delle leggi speciali in materia, ai sensi e per gli effetti dell'art. 76 D.P.R. n. 445/2000

 

DICHIARA
DI ESSERE TUTTORA VIVENTE



Esente da imposta di bollo ai sensi dell'art. 37 D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 455


16 Settembre 2006
  ______________________________________________
Firma del dichiarante (per esteso e leggibile)*

* La firma non va autenticata, né deve necessariamente avvenire alla presenza dell'impiegato dell'Ente che ha richiesto il certificato.





Servizio di certificazione telematica - http://www.comuni.it


Per completezza, vi debbo riportare anche il testo dell'art.76 D.P.R. 445/2000 che potete anche non leggere se non vi interessa:

1. Chiunque rilascia dichiarazioni mendaci, forma atti falsi o ne fa uso nei casi previsti dal presente testo unico è punito ai sensi del codice penale e delle leggi speciali in materia.
2. L'esibizione di un atto contenente dati non più rispondenti a verità equivale ad uso di atto falso.
3. Le dichiarazioni sostitutive rese ai sensi degli articoli 46 e 47 e le dichiarazioni rese per conto delle persone indicate nell'articolo 4, comma 2, sono considerate come fatte a pubblico ufficiale.
4. Se i reati indicati nei commi 1, 2 e 3 sono commessi per ottenere la nomina ad un pubblico ufficio o l'autorizzazione all'esercizio di una professione o arte, il giudice, nei casi più gravi, può applicare l'interdizione temporanea dai pubblici uffici o dalla professione e arte.

In pratica, tralasciando le considerazioni sulla tecnica legislativa del decreto, il succo è che se mentite in una autocertificazione vi beccate una incriminazione  per "Falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico", p(revisto) e p(unito) dall'art.483 c.p. che  diligentemente riporto (e che voi potete saltare se non vi interessa):

Art. 483 - Falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico
Chiunque attesta falsamente al pubblico ufficiale, in un atto pubblico, fatti dei quali
l'atto è destinato a provare la verità, è punito con la reclusione fino a due anni.
Se si tratta di false attestazioni in atti dello stato civile, la reclusione non può
essere inferiore a tre mesi.


Insomma, raccontare balle in un'autocertificazione è un reato.

Torniamo al certificato di esistenza in vita.
Già nel 1932, il grande Irnerio Squadrelli aveva affrontato il problema nelle sue celeberrime "Istituzioni di diritto privato, penale, amministrativo ed altro ad libitum" di cui riportiamo (devotamente) un passo.
"
Qualche buontempone, del tutto ignaro dei gravi problemi sottesi ed implicati da queste disposizioni, potrebbe essere tentato di appalesare tutta la sua bovina superficialità facendo lazzi sulla apparente lapalissianità (in senso stretto) della autocertificazione de quo.
Noi, invece, che della gravità del giure siamo completamente e totalmente compresi, non ci curerem di loro ed oltre passeremo affrontando le sottili problematiche ermeneutiche che si impongono al seduloso interprete.
In primo luogo, questo essendo il massimo dei problemi, ci si deve interrogare sul trattamento penale della ipotesi più comune di integrazione della fattispecie delittuosa e cioé quella che vede un trapassato, all'evidente bieco fine di ottenere illeciti vantaggi, attestare falsamente il suo essere ancora nel novero dei
viventi.
Si deve escludere che possa trovare applicazione l'art.150 c.p. dacché la peculiare causa di estinzione del reato dalla testé mentovata disposizione contemplata puotesi applicare solo ove la morte del reo sia successiva all'evento criminale e non già ove l'efferatezza, superando i limiti biologici, trasmodi anche nell'aldilà.
Ciò risponde ad una insopprimibile esigenza di ogni umano consorzio che non potrebbe assicurare alcuna pace ai propri consociati ove i morti, certi dell'impunità, potessero delinquere sicuri che nessuna reazione potrebbe colpire gli scellarati atti loro. Invero, che certezza potreste mai assicurare alla vostra prole se questa potesse venir insidiata dal primo morto uscito dalla sua lugube sepoltura?
Orbene, s'aprano le tombe, si scoperchino le arche e traiamo verso il giusto giudizio che preclude all'immancabile punizione (esemplare) e cancelliamo dal mondo del giure le orride menzogne di cui si sono macchiati questi disonesti morti.
Diverso problema si pone ove il mentitore attesti (falsamente) di essere morto quando invece egli è vivo. L'azione è grandemente spregevole, dacché tale ignobile menzogna è inevitabilmente volta a sottrarre il mentitore all'adempimeno di quegli obblighi, anche di rango costituzionale (un'invocazione a vaghi principi costituzionali fa sempre colpo; nel 1932 la costituzione non c'era, ma il grande Squadrelli era anche preveggente n.d.r.) che qualificano e, dirò di più, forgiano l'uomo come cives romanus e combattente per il fascismo (absit iniuria verbis: correva l'anno 1932 e la classe accademica, come noto, fece muro contro la dittatura). ... omissis.... (lo Squadrelli qui approfondisce la questione con dotte argomentazioni che paiono ultronee rispetto ai fini del presente post, escludendo comunque la figura del reato impossibile e quella del falso grossolano)
".
L'insegnamento dello Squadrelli è certamente una pietra miliare dell'evoluzione del pensiero giuridico e il fatto che la legge di cui stiamo parlando non esistesse nel 1932 non è certo un problema.
Tuttavia, si deve rilevare, conclusivamente, che la nozione di esistenza in vita non è definita giuridicamente (salvo, ma a fini non estensibili, per quanto riguarda l'espianto di organi).
Sicché, si pone il problema, profondissimo: possiamo dire che sia "vita" (e quindi possiamo dirci esistenti in vita) un luogo in cui ci chiedono di firmare simili boiate?????







 

 

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venerdì, 08 settembre 2006
De minimis non curat Praetor, ovvero una piccola trattativa sindacale

Time: 00.00.00
L'avvocato del padrone (AdP): "Si, ciao Mario, ti chiamavo per quella richiesta di conciliazione che avete proposto contro la  Carletti & Bros. per quella lavoratrice....
Il sindacalista (S): "Ah sì, quel caso gravissimo....
AdP: "Gravissimo che? E' una multa da due ore, mica un licenziamento...."
S: "Eh no, con 'sta società mi sono rotto le palle, non è questo l'atteggiamento da avere con i lavoratori.... te l'ho già detto, l'altra volta, qui c'è un problema serio."
AdP: "Ma dai, è un normalissimo procedimento disciplinare, non farla lunga"
S: "Non farla lunga? Non farla lunga?" (i decibel aumentano) "Ma tu sai come vivono i lavoratori di quell'azienda, eh lo sai?"
AdP: (incominciando a scocciarsi) "Lo so esattamente come lo sai tu che sei in distacco sindacale dal 1989...." (AdP imita benissimo sua suocera, quando vuole)
S: (non coglie e si infervora) "Si! 17 anni di battaglie...! E i lavoratori mi riferiscono... guarda, non sai cosa mi riferiscono....."
AdP: "Anche a me riferiscono e io ho imparato a non fidarmi mai di quello che dicono i clienti... e tu?"
S. "No, guarda, la situazione è diversa perché..... (bla, bla, bla......)
Time + 00.15.00
AdP: (intanto gioca a Ogame e, per la proprietà transitoria della sfiga, scopre di essere stato appena orrendamente piallato) "Si ok, Mario, totale, hai una proposta conciliativa per domani che ci troviamo in DPL o vuoi che ne parliamo là? Lo sai che il direttore si scoccia se per 'ste robe non arriviamo con il verbale pronto....
S: (con una certa solennità) "Il sindacato ed il lavoratore chiedono il ritiro della sanzione".
AdP: (a cui intanto frulla nella testa la giurisprudenza sulla irrevocabilità degli atti unilaterali) "Ancora?! Ma come puoi pensare che l'azienda faccia retromarcia così? Dai, se avete deciso di piantare una causa di principio, dimmelo subito che domani non vengo e mi vedrò direttamente in Tribunale con l'avv. M. Oppure fammi una proposta conciliativa, ma non venirmi fuori con 'ste fesserie."
S." Ma no, non è che voglio andare in Tribunale a tutti i costi.... ma (bla bla bla)"
Time + 00.30.00
S. "Ma capisci, l'atteggiamento dell'azienda, insomma, la lavoratrice non si è sentita difesa.... insomma, quel giorno non stava bene...."
AdP. "Senti, la tua assistita non può mica andare a dire ad una cliente "Se lei è grassa, signora, non può pretendere di trovare un vestito che le tolga 30 anni per gamba" e pensare che l'azienda non si incazzi!"
S. "Si, ma quella era una vecchia schifosa...."
AdP. "Frega 'n cazzo (notare come il linguaggio di AdP sia sempre più tecnico), se paga è una cliente come le altre."
(altre considerazioni varie su commesse, vecchie, rispetto, prezzi, disciplina aziendale, massimi sistemi assortiti)
Time + 00.45.00                       
AdP: "Vabbé, senti, facciamo così, vecchia soluzione salomonica: un'ora di multa e passa la paura: non ho né tempo, né voglia di portare il cliente in causa per due ore di multa"
S. "Ma no, è troppo, perché......

Time + 1.00.00

AdP: "Ok, allora, 1 ora di multa, e il verbale lo prepari tu, va bene?"
S. Si, va bene, ci vediamo .....
AdP. "Si, ciao, salutami Bepi, quando lo vedi, ciao

MA NON LA SI POTEVA CHIUDERE IN 10 MINUTI?????????????



postato da: etienne64 alle ore 18:51 | Permalink | commenti (11)
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venerdì, 01 settembre 2006
Il francese

Oggi, riunione ai massimi vertici: il consulente esterno per la sicurezza, il responsabile interno 626, il Grande Capo e il rompiscatole, l'avvocato giuslavorista, io, insomma.
Ordine del giorno: problemi con la sicurezza denunciati dai sindacati.
Prende la parola il consulente esterno e rileva che, effettivamente, la lamentela potrebbe avere un qualche fondamento.
Interviene il Grande Capo che bruscamente fa rilevare che 1. Non vuole casini 2. Non gli sembra una grande idea offrire il fianco a rivendicazioni sindacali; conclude quasi sbraitando "Perché non avete provveduto prima a mettere le cose a posto? Dobbiamo aspettare sempre di averla in c... per incominciare a fare qualcosa????"
Il responsabile dell'area incriminata non è italiano, è francese, approdato nella nostra dolce terra per collegamenti societari vari.
Bofonchia di aver già riferito al referente della casa madre dove gli hanno risposto di arrangiarsi, ma di ricordarsi che in Italia con le leggi non si scherza.
"Appunto" grugnisce il Grande Capo, arrostendosi a fuoco lento il responsabile  "Avvocato, può illustrare quanto ci è successo alcuni anni fa e riferire di quelle sentenze di cui mi aveva parlato?"
"Certo" e snocciolo i dati, obbiettivamente inquietanti, di cosa vuol dire perdere una causa su questi ameni temi.
Ma una zanzara mi ronza nell'orecchio. I Sovrumani Capi della Galattica Impresa Multinazionale sanno che in Italia con le leggi non si scherza? Oibò, interessante, lo sapevo già, ma nessuno mi crede quando lo dico.
Approfondisco la cosa, sono incuriosito. "Si" dice il francese "mi avevano detto che in Italia bisogna stare molto attenti, che le verifiche sono micidiali... ma - conclude con la voce rotta dalla tensione conseguente alla feroce ramanzina - "quando ho accettato, pensavo che volessero solo spaventarmi!".
Tutto ciò premesso, si propone di riconsiderare il luogo comune che in Italia finisce sempre tutto a tarallucci e vino.
postato da: etienne64 alle ore 13:42 | Permalink | commenti (4)
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