mercoledì, 19 luglio 2006
Il vero problema della avvocatura....
non è il minimo di tariffa: a scendere sotto il minimo ci pensano i clienti che non ti pagano;
non è la pubblicità;
non è la violazione dei diritti costituzionali;
non è lo svilimento della professione;
no, è molto più semplicemente la maleducazione.
Sono stufo di aspettare davanti ad un ufficio mentre il cancelliere si legge la Gazzetta (dello Sport, non quella Ufficiale).
Sono stufo di dover pietire una copia a cui ho pieno diritto.
Sono stufo di leggere comunicazioni in cui si invitano gli avvocati a "collaborare" facendo cose nuove ed astruse, potendo solo raramente contare sul fatto che le cancellerie facciano il loro (nulla di più) senza dover insistere otto volte.
Sono stufo di vedermi cartelli "si entra uno alla volta" e le file che si raddoppiano: gli impiegati si rilassano, gli avvocati si stressano (se qualcuno mi parla di privacy apro il fuoco con un 203).
Sono stufo di aver a che fare con giudici che si e no salutano quando cominci un'udienza, che si mettono ad urlare perché ci sono troppi avvocati nella loro stanza (non possono scadenzare le udienze????), che scrivono sms mentre gli avvocati parlano.
Se entro in aula e dico "buongiorno signor giudice" pretendo che mi si risponda "buongiorno avvocato" e non "bhé, non la farete lunga, no?";
Se chiedo di fissarmi udienza dopo le 11.00 perché vengo da fuori, mi farebbe piacere non sentirmi dire "sono problemi vostri...." da uno che è arrivato con solo un'ora di ritardo.
Se poi dalla buona educazione conseguisse il rispetto anche sostanziale dei vari attori del processo.... bhé saremmo quasi in paradiso.


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martedì, 11 luglio 2006
Due precisazioni

1. Le tariffe predeterminate sono vietate dalle regole dell'Unione Europea.
Falso. La Corte di Giustizia Ue ha ritenutola compatibilità della legislazione italiana in materia di tariffe professionali nella causa C-35/99 Arduino. Quindi, lasciamo stare l'Europa.

2. La liberalizzazione farà calare i prezzi delle prestazioni legali.
In  Inghilterra le tariffe furono liberalizzate. Da un'analisi dello stato delle professioni legali affidata a Lord Clementi è emerso che a seguito della liberalizzazione, i prezzi medi delle prestazioni legali sono saliti in modo enorme.
Vedete un po' voi....






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categoria:varie, riflessioni, avvocato
lunedì, 10 luglio 2006
Ancora sul pacchetto Bersani: ma chi ci guadagna veramente dalla liberalizzazione dei prezzi e dalla pubblicità?

1. I prezzi.
Il provvedimento è stato pubblicizzato come pensato a favore del consumatore e, par di capire che il governo voglia tendere una mano al poveretto che,magari vorrebbe far causa, ma, anche legittimamente impaurito dalla prospettiva di cacciar fuori qualche migliaio di euro desiste.
Non credo che a godere della "liberalizzazione" dei prezzi saranno i privati: saranno i grossissimi clienti (banche assicurazioni e roba del genere) muniti di una forza contrattuale spaventosa.
Esiste una leggina economica semplice semplice che è quella dell'utilità marginale che si traduce nella considerazione che  "Se un lavoro me lo paghi troppo poco, piuttosto non lo faccio".  Fare una causa per 100 euro nessuno ha voglia: piuttosto dedico quel tempo a pescare che è più divertente. Sicché, un cliente che mi porta una, forse due cause o mi assicura una redditività decente oppure è antieconomico assisterlo.
Il discorso cambia se il cliente mi garantisce di portarmi un fiume di cause: ovviamente se le cause sono tante, alla fine guadagno bene lo stesso, anche se il valore unitario è modesto.
E' già da un po' di anni che le banche e le assicurazioni impongono condizioni più o meno iugulatorie ai loro fiduciari: minimo di tariffa, pagamento solo a fine causa per poi discutere anche dei singoli diritti o voci che debbono essere o non essere messe in parcella. Fino ad adesso gli avvocati di Banche ed Assicurazioni avevano potuto resistere contrapponendo il minimo obbligatorio: da domani, si apriranno le aste al ribasso.
In definitiva, piove sul bagnato: i privati che non hanno tanti soldi non avranno gran benefici, quelli che di soldi ne hanno veramente tanti invece avranno un bel po' di risparmio. Chissà perché in questi giorni mi rimbomba nella testa "Ho visto un Re" di Jannacci: questo post pensatelo con il sottofondo di  "Ho visto un vilan, lui non piangeva, anzi ridacchiava...."

2. La pubblicità
"Un giovane avvocato senza clienti grazie alla pubblicità potrà farsi conoscere..."
Schiusmi, alcune domande (excuse me, some questions):
1. Avete idea di cosa costa la pubblicità?
2. Da dove il nostro giovane avvocato senza clienti piglia i soldi per farsi pubblicità?
3. E, anche facendo un mutuo, pensate che il giovane avvocato potrà fare una pubblicità capace di competere con la pubblicità dei grandi studi legali?
Di nuovo, il modello è Superciuk: rubare ai poveri per dare ai ricchi.
Ancora, "grazie alla pubblicità il cliente potrà scegliere il professionista che più si confà alle sue esigenze...."
Packard pubblicò il suo "The Hidden Persuaders" (I persuasori occulti") credo nel 1957 o 58.
Son quindi circa 50 anni che dovrenno sapere che la pubblicità indirizza le scelte di acquisto non sulla base di valutazioni razionali, ma agendo su pulsioni inconsce e, come tali, da noi non controllabili.
E pensate seriamente che la pubblicità degli avvocati sarà una anodina informazione? Ovviamente no, daccché legittimamente se uno spende si aspetta di avere un ritorno dall'investimento effettuato.







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giovedì, 06 luglio 2006
Strike 2

Oggi un collega mi ha annunciato che stava andando alla riunione indetta dall'Ordine per commentare il decreto Bersani.
Si è stupito del fatto che io non fossi intenzionato ad andare. "L'ho già letto il decreto".
"Ma bisogna protestare".
"E per cosa, di grazia?" faccio io.
"Ma come, qua ci danno praticamente dei ladri con 'sta storia dei pagamenti solo a mezzo assegni! E' ora di finirla di dire che gli autonomi evadono le tasse!!"
"Bhé" rispondo "non possiamo dirci del tutto innocenti, da questo punto di vista..."
"Io non faccio nero! Cioé proprio qualcosetta, perché ci sono costretto! E poi lo fanno tutti, non solo gli autonomi: anche i dipendenti se possono rubano sulle tasse, con doppi e tripli lavori!"
"Che i dipendenti tendano al nero è vero, e non solo i doppi lavoristi" dico io e, forte di una certa esperienza maturata sul campo assistendo tanto imprese che lavoratori, gli sciorino un po' di sistemi con cui i dipendenti riescono a farsi pagare in nero. "Ma mi sembra che l'argomento non tenga, mi sembra la famosa difesa di Craxi che, come noto, era del tutto fallace: il fatto che tanti facciano qualcosa che non si dovrebbe fare, non rende ancora un comportamento vietato lecito; quanto, poi, alla costrizione.... non credo che nessuno ti darebbe il 54 c.p." concludo perfidamente.
Il collega mi aveva confidato di aver votato per la sinistra, al par mio, ed anzi, si era pure candidato in delle elezioni locali con un partito oggi al governo.
Gli fo allora: "Scusa, ma Prodi l'ha sempre detto che voleva stangare l'evasione. Non mi pare niente di tanto strano una misura come quella di farsi pagare per assegni. E' una rompitura di palle indescrivibile, questo sì, ma, insomma, è una bazzecola rispetto al registro antiriciclaggio, solo per citare una delle ultime chicche nate dalla mente del nostro etereo Legislatore. Non avevamo deprecato insieme le sparate di Berlusconi sulla liceità morale di evadere le tasse?"
"Ma cosa c'entra!?!" ha bofonchiato il collega andandosene imbestialito.
Conclusione 1: Quod non licet Iovi, licet bovi
Conclusione 2: non faccio sciopero.

Nota. La norma è comunque grottesca. Supponiamo che arrivi in studio un albanese che, come molti della sua razza, ha una avversione indicibile a tutto quello che sa anche lontanamente di banca. Perché tra gli albanesi ci sia questa avversione non lo so: sta di fatto che l'ho sperimentata più volte. Ok, il nostro sqipetaro (ma potrebbe benissimo essere un tizio di Carugate), mi porta, bontà sua, supponiamo 400 euretti cash. Come incasso, visto che il cliente non ha un c/c su cui trarmi un assegno?
a) Gli dico di andare in posta e farmi un vaglia. Poco igienico, potrebbe "dimenticarsi" di farmi il vaglia: le strade sono così piene di imprevisti....
b) gli spiego le bellezze dei conti correnti: spese, costi, carte. Forse non è una buona idea.
c) Incasso i soldi e vado in una banca diversa dalla mia, mi faccio fare un circolare intestato a me e verso quello in banca. Dovrebbe funzionare, salvo che devo farmi la fila (o farla fare alla signorina che legittimamente vuole essere pagata per il suo tempo, come tutti) prima per il circolare e poi per versarlo in banca. Ovviamente, nulla di impossibile, ma certamente è una bella seccatura in più.
Ora, che gli autonomi siano bricconcelli con le tasse è abbastanza vero: ma è assolutamente vero che siamo oberati da carte, cartine e cartacce, nonché da procedure più o meno deliranti. Abbiamo l'eritema da complicazioni. Questa potevate risparmiarcela.
Come diceva quel tale che aveva problemi un po' più seri di questi, "tiremm innanz"
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mercoledì, 05 luglio 2006

Strike!

E che diamine, valiamo meno dei tassisti?
Anche i nostri maggiori sono scesi in campo.
Ecco l'eribanno che ci chiama alla lotta:




Consiglio Nazionale Forense

Delibera 5 luglio 2006

L’Assemblea generale degli Ordini Forensi, convocata in Roma alla presenza del Consiglio Nazionale Forense, dell’Organismo Unitario dell’Avvocatura, della Cassa Forense, delle Associazioni Forensi, in relazione al Decreto Legge 4 luglio 2006 n. 223

FA PROPRIO

il documento pubblicato dal Consiglio Nazionale Forense nel Corriere della Sera del 4 luglio u.s. (che viene allegato al presente deliberato), che fa riferimento, tra l’altro, alla violazione di diritti costituzionali, nonché la denuncia che il Decreto Legge in questione riduce gli stanziamenti per la Giustizia (art. 21);

VISTO

il comma 3° dell’art. 2 della Regolamentazione provvisoria dell’astensione collettiva degli Avvocati;

RITENUTA

l’indubbia gravità della situazione determinata dall’approvazione del Decreto Legge n. 223/06 e dalle violazioni di diritti e prerogative anche costituzionalmente protetti, si giustifichi l’esclusione del preavviso

DELIBERA

un piano generale di mobilitazione dell’Avvocatura che preveda l’astensione dalle udienze civili, penali e amministrative - salvi i procedimenti urgenti e garantendo i servizi essenziali nel rispetto della vigente normativa - con decorrenza da lunedì 10 luglio fino al 21 luglio p.v. compreso, dando mandato all’Organismo Unitario dell’Avvocatura ed alle Associazioni Forensi di procedere alla immediata proclamazione della stessa;

INVITA


il Governo ad eliminare, con stralcio dal testo, la parte del Decreto Legge che riguarda la professione forense, nonché le norme che dispongono riduzioni degli stanziamenti per la Giustizia;

SI DICHIARA

disponibile a definire con il Ministro della Giustizia un testo di riforma della Professione Forense, una volta stralciate le parti del Decreto Legge che riguardano le professioni;

DA’ MANDATO

ad un Comitato generale dell’Avvocatura, composto dal Consiglio Nazionale Forense, dall’Organismo Unitario dell’Avvocatura, dalla Cassa Forense, dalle Associazioni e dagli Ordini Distrettuali di gestire le iniziative che saranno assunte nel corso della protesta;

CONVOCA

l’Assemblea generale dell’Avvocatura per il giorno 21 luglio p.v. alle ore 10.00 in Roma;

INVITA

gli Ordini Forensi ad indire immediatamente Assemblee locali e distrettuali per assumere ulteriori iniziative di contrasto del Decreto Legge n. 223/06.

Roma, 5 luglio 2006

Per autentica

Siccome sono 'gnorante non ho capito quali sarebbero i diritti e prerogative anche costituzionalmente protetti che il decreto Bersani avrebbe leso.

Il minimo di tariffa sarebbe "anche" costituzionalmente garantito? Buuh, l'art.36 Cost. mica si applica a lavoratori autonomi come gli avvocati.

Il divieto di pubblicità, poi, è già stato superato nel 2002 salvo il limite del decoro (p.es. niente magliette di squadre di pallone con su Studio legale Sbrodolazzi). Il decreto Bersani dice che deve essere permessa la pubblicità informativa (testualmente pubblicizzare titoli e specializzazioni, caratteristiche del servziio offerto e il prezzo). Questo è già possibile. Ecco  alcuni esempi di studi arcicelebri: www.galgano.it, www.toffoletto.it. E la lista potrebbe continuare (se volete cercate con Google). E' vero che impone di rimuovere divieti anche parziali, ma è altrettanto vero che nessuno ha posto in discussione il principio di decoro e dignità, potendo così gli ordini benissimo inibire non la comunicazione di certe informazioni (cosa già possibile), ma solo certe modalità di comunicazione (p.es. pubblicità televisiva), nello stesso modo in cui, per esempio, è possibile probire perché indecenti, operazioni di promozione commerciale tipo "A tutti i clienti dello studio Sbrodolazzi verrà gentilmente omaggiata una bambolina gonfiabile per consolarli delle terrificanti legnate che si sono presi in Tribunale" (no, forse, non sarebbe un messaggio positivo per lo studio) oppure  "A tutti i clienti verrà omaggiata una MontBlanc rigorosamente falsa taroccata in Cina" (già meglio... ma mi rendo conto di non essere molto dotato come pubblicitario);

Il decreto pare, poi, aprire al famigerato patto di quota lite. Il patto di quota lite è quel patto con cui l'avvocato si mette d'accordo con il cliente che, se si vince la causa, una certa percentuale dei soldi che becca il cliente viene riversata all'avvocato a pagamento delle sue prestazioni. Il patto è sempre stato visto come fumo neglio occhi perché l'avvocato non deve assolutamente diventare il socio o il complice del cliente. La generalizzazione, poi, dell'usanza sarebbe un boomerang per i clienti "sfigati" e cioé quelli che non hanno avversari da cui spillar soldi, vuoi per incapienza, vuoi per la natura stessa della causa: se faccio un'opposizione a precetto per il solito strapignorato, oltre a salvargli la scatola di cachi e i dischi di Little Tony (Jannacci, Ho visto un Re, ricordate?) che soldi dovrei mai ciucciar fuori? e allora  grattati, anche se ti stabnno facendo un torto bestiale.
Ma attenzione: se il patto di quota lite è sempre stato vietato, non è mai stato vietato quella cosa molto simile che è il palmario e cioé l'attribuzione di una somma ulteriore rispetto agli onorari in caso di vittoria. E' poco diffuso (per fortuna) se non nella forma di qualche regalo (una volta, vinta una causa, il cliente contentissimo, in aggiunta alla parcella, mi volle regalare uno scatolone da circa 10 kg. di pasta all'uovo fatta artigianalmente: non ho più né mangiato una pasta così buona, né avuto un altro palmario), ma è assolutamente possibile. Sicché, anche la parametrazione dei compensi al risultato c'é (c'era) già. Di più: la stessa tariffa, nel stabilire i criteri di liquidazione degli onorari, indica di tener conto anche (non solo) del risultato. Insomma, la sparata del decreto si risolve, alla fine in ben poca cosa tranquillamente gestibile. Saltano i minimi di tariffa, vero. Fastidioso, irritante, ma non devastante. Darà solo aria ai seccatori per pretendere più sconti. E li manderemo al diavolo.

Certo, la mercantilizzazione della professione è un male tremendo e va combattuto.

Ma tutto 'sto casino per la tariffa non ci fa fare una gran figura e dà solo aria a chi vuole la distruzione dei "privilegi" (non si sa bene quali essi siano) di cui godremmo.



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categoria:varie, riflessioni, avvocato
lunedì, 03 luglio 2006
Pubblicità degli avvocati: piccola guida per l'uso

Inutile piangere sul latte versato: ormai saremo allagati da poster con avvocati che si fanno pubblicità.
Allora ecco alcune dritte per capire che diavolo stanno dicendo gli avvocati nelle pubblicità e di cosa diffidare.

1. Lo studio dell'avvocato Sbrodolazzi si occupa in particolar modo di diritto civile, penale, amministrativo.
Avete a che fare con un pirla. Praticamente vi ha detto che si occupa di tutto e che accetta di portarvi in tribunale purché gli paghiate una parcella.
Da qui la regola nr.1 del potenziale cliente: tante più cose fa uno studio legale e tanto peggio le farà. Di tante meno cose dichiara di occuparsi e tanto maggiori sono le probabilità che le faccia meglio.

2. Quello che qualsiasi avvocato dovrebbe saper fare, ovvero le pratiche da avvocato condotto.
Tutti vogliono lo specialista. Ma per moltissime cose lo specialista è superfluo. Più o meno qualsiasi avvocato dovrebbe saper fare alcune cose quali:
a) un recupero credito (se non si sa fare un decreto ingiuntivo è meglio diventare "avvocati" d'affari ovvero trappoloni);
b) una separazione/divorzio consensuale se il patrimonio da dividere è modesto e non ci sono figli di mezzo;
c) una pratica di sinistro stradale
d) impugnare una sanzione amministrativa in materia di circolazione stradale ammesso e non concesso che ne valga la pena);
e) sfrattare un inquilino moroso;
f) una querela
g) un patteggiamento (con molte cautele)

Attenzione und achtung: ognuna di queste controversie può riservare complicazioni anche grosse, per cui un avvocato vale l'altro se parliamo di cose modeste. P.es. se è vero che fare un patteggiamento è facile, spesso la decisione di patteggiare richiede notevole competenza, dovendosi fare una stima della probabilità di ottenenere una assoluzione, stima questa tutt'altro che agevole.
Se qualcuno mi chiede di fargli lo sfratto da una locazione abitativa non in comuni ad alta densità abitativa, ok, lo prendo: ma già con le commerciali, bhé, di solito li mando da un collega più bravo di me in materia di locazioni.
Il termine recupero crediti è vastissimo e può sottendere tanto banalità assolute, come le più belle e complicate questioni del diritto civile.

Quel che però mi preme sottolineare è che bisogna stare attenti: se lo studio del nostro fenomenale avv.to Sbrodolazzi dichiara di essere specializzato in particolar modo in separazioni, infortunistica stradale e recupero crediti,  sta dicendo che non è specializzato in assolutamente nulla.

3. Le materie veramente specialistiche.
Ci sono, al contrario, delle materie dove o ci sei dentro o combini pasticci.
Un piccolo e non esaustivo elenco:
1. Diritto tributario
2. Diritto del lavoro
3. Diritto societario
4. Diritto industriale (brevetti, marchi e compagnia)
5. Diritti (non diritto) amministrativi: ambientale & rifiuti, urbanistica ed edilizia etc etc.


Un discorso a parte va fatto per il Penale. Il diritto penale avrebbe tutto il sacrosanto diritto di essere considerato un diritto specialistico. Purtroppo, il penale è anche il campo in cui ci si buttano tutti i giovani perché garantisce un po' di lavoro con le difese d'ufficio, ma che viene poi abbandonato per la terribilmente scarsa redditività. A 40 anni, di solito, uno si scoccia pure di fare 15 cause per vedersene pagata malamente una, perdendo giornate intere in Tribunale e correndo per uffici di polizia e per le carceri.
E, per quanto il difensore d'ufficio sia forse il più bel incarico che un avvocato possa avere (è la difesa allo stato puro), ad un certo punto subentra la fatica, anche emotiva (tanta: ogni volta che fai un colloquio in carcere  con  il relativo corredo  di  portoni blindati che sbattono, odore di cavoli rancidi, urla  lontane,
ti assale l'inquietudine) e molti smettono.
D'altra parte, il penale è anche una materia "trasversale": in quanto fogna del diritto  (ci finisce dentro tutto quello che non  si riesce a far filar dritto in altre maniere; tecnicamente si chiama principio di extrema ratio)  spesso per affrontare un  processo penale bisogna avere competenze decisamente extra penali. Per affrontare un edilizio bisogna saperne di urbanistica; per una bancarotta, societario, tributario e magari avere pure delle competenze di ragioneria, e così via.
Lo "specialista" a questo punto non è più il penalista ma è l'avvocato competente nella materia sottesa.
In definitiva, attenti: penalisti puri ce ne sono veramente pochi. Sono degli strani soggetti, anche simpatici, che coniugano una realistica valutazione di cos'é un processo penale (una sorta di macello dove si massacrano burocraticamente decine di persone al giorno) con una mai perfettamemente sopita voglia di difesa e di affermazione di certi principi fondamentali.
Ma attenzione; se vedete in una pubblicità "penale e civile" guardate l'anzianità di iscrizione all'albo: se è bassa probabilmente avrete a che fare con un giovanotto, forse non con tanta esperienza, ma che ha voglia di sbattersi (cosa questa che comunque costituisce il 70% di una buona difesa); se l'anzianità professionale è > 15 anni avete probabilmente a che fare o con un sfigato o, più probabilmente, con un acchiappaclienti. Non si può fare, se non agli inizi (ed è ottima esperienza) penale e civile in maniera seria.


4. I corsi, i diplomi ed i convegni
Nel curriculum pubblicitario potrete trovare anche il fatto che il nostro avvocato Pubblicini ha fatto un master in qualcosa o che ha partecipato ad un convegno sulla riforma delle legislazione in materia di mutamento di sesso delle zanzare.
Sono due cose completamente diverse. Un Master (o una scuola di alto perfezionamento o le vecchie scuole di specializzazione) UNIVERSITARIO attestano che il nostro avv. una infarinatura di base in quella materia ce l'ha. Non sarà magari una cima, ma insomma, qualcosa ne sa. A fronte di un titolo universitario, l'atteggiamento può essere positivo
Un Master tenuto da società di formazione varie è un mistero: ce ne sono alcuni che sono meglio di quelli universitari e altri che sono una presa per i fondelli. Atteggiamento neutro tendente al positivo (comunque si è sbattuto per studiare qualcosa) 
Se vi mettono invece la partecipazione ad uno o più convegni:    E' fumo negli occhi. Tutti devono sorbirsi un po' di convegni sperando di ricavare qualcosa di utile. Fa parte dell'obbligo di aggiornamento. Il fatto di metterlo nel curriculum è solo un sistema per spacciare il minimo dei minimi con una gran figata.

5. La pubblicità in sé.
Ultimo consiglio: diffidate di chi si fa pubblicità. Al momento (forse domani le cose cambieranno) vi è una diretta proporzionalità tra trombonaggine e pubblicità.
Gli avvocati seri non si fanno pubblicità perché contrasta con quella riservatezza (concetto più ampio di privacy) che ti si cuce addosso dopo un po' di anni. Se sei avvocato. Se sei commerciante, no...

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categoria:varie, riflessioni, avvocato
sabato, 01 luglio 2006
Bersani me l'ha messa nel c...?
Ok, diciamolo subito: questo post è passatista e potenzialmente fazioso.
Cerco di non essere fazioso, ma potrei esserlo malgrado lo sforzo di non esserlo.
Fatto il disclaimer, andiamo avanti.
L'idea di abolire il solo minimo di tariffa sembra essere motivata dalla idea di abbassare le tariffe professionali.
Il che significa far guadagnare meno i professionisti.
Perché ciò dovrebbe essere desiderabile?
Mah, non lo so. Sicuramente non certo per incrementare la qualità.
Il fatto di autorizzarmi a fare le società di professionisti miste non mi commuove. L'associazionismo professionale non ha alcuna ragione qualitativa, ma solo commerciale: se io becco un cliente, il collega (o il professionista della porta accanto) aumenta le sue probabilità di beccarlo anche lui come cliente, allorché avrà bisogno dei suoi servigi.
Le altre ragioni ho cercato di spiegarle nei post precedenti.
Dovrei essere contento di aver minor prospetive di reddito, ovvero di aver la vita più difficile? Non sono ancora masochista,
Ma sopratutto nel foro tutti sanno che ci sono quelli he sanno far cause e quelli che sanno beccar clienti e di solito i secondi non fanno parte dei primi.
Dovrei gioire del fatto che i cazzoni acchiappaclienti che non distinguono un licenziamento da un sinistro stradale diverranno la razza vincente? No, scusate, no.
La toga ha ancora una dignità, per quanto vilipesa.
Sorry, non mi piace l'idea di trasformare l'avvocatura in uno dei tanti bazar che oggi girano per il mondo e rivendico l'idea che ci possa essere un lavoro non analizzabile compiutamnte in termini di marketing,

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categoria:varie, riflessioni, avvocato